dal: 21-03-2018 al: 25-03-2018
Futuro
Corso Buenos Aires, 33, 20124 Milano
Tel: 02 0066 0606
Orari:

Sala Shakespeare: MAR-SAB: 20:30 / DOM: 16:30
Sala Fassbinder*: MAR-SAB: 21:00 / DOM: 16:00
Sala Bausch: MAR-SAB: 19:30 / DOM: 15:30

*Sala soggetta a cambio d’orari.

 

 

Prezzi: 12 < 30,50 €

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SCHEDA SPETTACOLO: COLLABORATORS

Stagione 2017-2018
Di John Hodge e traduzione di Bruno Fornasari
Regia di Bruno Fornasari
Cast Alberto Mancioppi, Antonio Valentino, Bruno Fornasari, Chiara Serangeli, Daniele Profeta, Elisabetta Torlasco, Emanuela Caruso, Emanuele Arrigazzi, Enzo Giraldo, Marta Lucini, Michele Basile, Michele Radice, Tommaso Amadio e Umberto Terruso
Una produzione con il sostegno di Regione Lombardia - Progetto NEXT Edizione 2016/17 e Teatro Filodrammatici di Milano
Recensione di: Roberto Rizzente Voto 3

Censura e libertà artistica, asservimento al potere e indipendenza dell’intellettuale: sono temi attualissimi, quelli trattati da John Hodge, in Collaborators.
Il casus belli, qui, è l’incontro tra Iosif Stalin e Michail Bulgakov, l’autore del Maestro Margherita, cui viene imposta la stesura di una pièce per celebrare il sessantesimo compleanno del dittatore. Solo che, ed è il marchio di fabbrica dello sceneggiatore di Trainspotting, la situazione, che fa riferimento a quanto accadde a Mosca nel 1939, viene trattata in un modo nuovo, che muta la prospettiva storica. Perché diverso è il ritratto che del Potere viene restituito: il rapporto tra i due contendenti non è costruito sulla dialettica servo-padrone, piuttosto, è il confronto/scontro – tanto più ambiguo, forse addirittura immaginato – tra amici.
Nella sua messinscena per i 220 anni dell’Accademia dei Filodrammatici, Bruno Fornasari è bravo a cogliere questo snodo fondamentale. Comprende il potenziale di una relazione così impostata e se ne fa carico: Alberto Mancioppi è uno Stalin ridanciano e godibilissimo, tra il diavolo di Ivan Karamazov e un qualunque contadinotto della provincia russa, istrione e gigionesco, che impone la sua forza d’attrazione sull’intellettuale Bulgakov, il problematico Tommaso Amadio, piano conquistandone – con la simpatia, la semplicità, complicità – la fiducia, fino allo scambio dei ruoli.
I puristi potrebbero, a questo punto, storcere il naso: non era, quello della censura, un tema serissimo, da trattare con il dovuto rispetto? Fornasari riesce invece, proprio in virtù della farsa, a illuminare quanto è nel fondo del testo, la sua ragione sommessa, allentando la tensione per poi calcare la mano – con un effetto tanto più tragico – nel secondo atto, quando la finzione è svelata e il “mostro” Stalin rivela il suo vero volto.
E poco importa, allora, se non tutti gli attori sono all’altezza. Se la scenografia è ottusa, chiusa in un passatismo fine a sé stesso, senza spiragli, direzioni di senso. Collaborators è un miracolo di equilibrio e intelligenza registica. Spiazza le aspettative dello spettatore, facendo sentire sulla pelle tutta la fascinazione per il male e l’irragionevolezza del Potere. In nulla sacrificando la complessità impressa alla vicenda da Hodge, ma anzi denunciando i meccanismi della censura laddove questi si fanno più forti, seducenti, perversamente totalizzanti: la manipolazione delle coscienze.