dal: 10-01-2018 al: 23-01-2018
Terminato
via Savona, 10, 20144, Milano
Tel: 02 8323126
Orari:

Lunedì-Sabato: ore 21.00
Domenica: ore 16:00

Prezzi: 10 < 21 €

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SCHEDA SPETTACOLO: COME SONO DIVENTATO STUPIDO

Stagione 2017-2018
Di Corrado Accordino
Regia di Corrado Accordino
Cast Alessia Vicardi, Chiara Tomei, Corrado Accordino e Daniele Vagnozzi
Una produzione Compagnia Teatro Binario 7
Recensione di: Renzo Francabandera Voto 3

Partendo dal presupposto che l’intelligenza sia sopravvalutata come elemento costitutivo della felicità umana, il giovane Antoine, protagonista di come sono diventato stupido, frizzante romanzo del 2001 di Martin Page, decide di trovar modo di instupidirsi.

È un percorso accidentato perché il cervello prova a neutralizzare questa discesa libera in cui non mancano certo altri e numerosi pretendenti in pista. Il giovane adolescente, in preda ai suoi dubbi esistenziali, cercherà rifugio in ogni sorta di rimedio, dall’alcool alla compagnia dei vicini di casa deficienti, ma solo la crescita della sua personalità lo pacificherà con la sua indole. Così come l’amore. Il testo fa parte di quel corpus letterario che conoscerà poi successo planetario con Diario di una schiappa e altri romanzi in cui l’adolescenza viene raccontata in tutte le sue declinazioni fragili e ironiche.

In realtà questo testo ha robustezza drammaturgica maggiore e Corrado Accordino ne ricava un adattamento per la scena che, per più di metà allestimento, profuma veramente di satira sociale profonda. Complice un gruppo di attori giovane ma ispirato (benissimo tra l’altro il giovane protagonista Daniele Vagnozzi) e una coralità completata dall’esperienza di Accordino in scena, lo spettacolo ha un andamento per larga parte coinvolgente, forse la miglior regia di Accordino da un po’ di tempo: il regista rinuncia a interruzioni musicali e alla eccessiva frammentazione in gag più televisive che erano state cifra delle sue regie precedenti, cucendo tutto bene con il teatro e il mestiere dell’attore.
Nella prima parte l’ingranaggio scenico e l’equilibrio testo-regia-interpretazioni è brillante. Nella seconda parte (più debole drammaturgicamente già nel romanzo) qualche ammiccamento di troppo al pop degli spettatori e un finale un po’ cuore-amore depotenziano, in parte, l’affilato e più intrigante cinismo da satira sociale che in taluni momenti è invece delizioso. Il lavoro nel complesso è comunque piacevole e ben interpretato.