dal: 09-01-2019 al: 20-01-2019
In Corso
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SCHEDA SPETTACOLO: UN BORGHESE PICCOLO PICCOLO

Stagione 2018 -2019
Di adattamento Fabrizio Coniglio e tratto dall’omonimo romanzo di Vincenzo Cerami
Regia di Fabrizio Coniglio
Cast Federico Rubino, Massimo Dapporto, Matteo Francomano, Musiche Originali di Nicola Piovani, Roberto D’Alessandro e Susanna Marcomeni
Una produzione Pietro Mezzasoma
Recensione di: Claudia Cannella Voto 3

Dal romanzo al palcoscenico per gentile concessione della vedova Cerami. Nel mezzo il capolavoro cinematografico di Monicelli, anno 1977. Un borghese piccolo piccolo è un ritratto spietato di quell’Italietta post boom economico, che mostrava già nel suo dna quella predisposizione, oggi deflagrata, al compromesso e a piccole corruzioni pur di ottenere la scorciatoia per realizzare i propri piccoli grandi sogni. Per Giovanni Vitali, è ottenere di straforo dal suo viscido capufficio, che ricambierà in voti elettorali e facendosi massone, il tema d’esame del concorso che garantirebbe al figlio Mario il posto fisso. Figlio, però, che, proprio la mattina dell’esame, gli muore tra le braccia, colpito da una pallottola vagante partita da una manifestazione. Siamo alle soglie degli anni di piombo. E quella pallottola sembra uccidere anche un italian dream, che forse aveva fatto il suo tempo. L’apparentemente mite padre (ma fin dalla scena iniziale, da come ammazza il pesce appena pescato, si capisce che non lo è) si trasforma in un giustiziere solitario.
Riconosce alla polizia il giovane assassino, non ne fa parola, lo cattura, lo sevizia e lo lascia morire. Giustizia è fatta, ma anche la moglie, per lo shock ormai ridotta a un vegetale, muore. Ora Giovanni è completamente solo, piccolo Giobbe borghese a cui la vita ha lasciato intravedere cose belle per poi con crudeltà sottrargliele. La riduzione per la scena, molto asciutta ed efficace, di Fabrizio Coniglio, alla sua prima regia, elimina però il finale che adombra un futuro da giustiziere serial killer per il povero Vivaldi e si limita a lasciarlo solo con il suo dolore. Scelta che toglie cattiveria (anche poli- tica) alla vicenda, virandola verso un pericoloso sentimentalismo “assolutorio” e condizionando anche le interpretazioni dei due protagonisti, Massimo Dapporto e Susanna Marcomeni, attori di razza, perfetti per i ruoli, ma che avrebbero al loro arco frecce ben più appuntite per colpire nel segno di quell’acre equilibrio fra tragico e grottesco, che permea il bellissimo romanzo di Cerami.