dal: 07-11-2019 al: 17-11-2019
In Corso
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SCHEDA SPETTACOLO: Si nota all’imbrunire

Stagione 2019 -2020
Di Lucia Calamaro
Regia di Lucia Calamaro
Cast Alice Redini, Maria Laura Rondanini, Riccardo Goretti, Roberto Nobile e Silvio Orlando
Una produzione Cardellino srl - ROMA, Festival dei Due Mondi - SPOLETO (Pg), Napoli Teatro Festival Italia - NAPOLI e Teatro Stabile dell’Umbria - PERUGIA
Recensione di: Sara Chiappori Voto 4

“La tentazione della solitudine in esilio volontario dalla vita”
Si nota all’imbrunire in scena al Teatro Franco Parenti di Milano dal 7 al 17 novembre

Silvio (Silvio Orlando) ha perso interesse praticamente per tutto. Un congedo preventivo dal mondo il suo, che si è ritirato in campagna, nel mezzo del nulla, accudendo le sue manie al riparo dalla fatica degli altri, che sono «il rischio, l’incidente, la possibilità». E che comunque arrivano, in occasione del suo compleanno ma anche della commemorazione funebre della moglie. Il fratello Roberto (Roberto Nobile), decisamente troppo chiassoso per chi si è abituato al silenzio, e i tre figli, Maria Laura (Maria Laura Rondanini), Riccardo (Riccardo Goretti), Alice (Alice Redini), ognuno con la sua quota di nevrosi da gestire, tutti a darsi inutilmente un gran daffare intorno a questo padre che vorrebbe solo starsene seduto spingendosi al massimo fino alla Coop del paese, comunque spopolato. Parlano molto, agiscono poco come in una commedia di Cechov. Si interrogano fino a estenuarsi come in un film di Antonioni, sono soli come in un quadro di Hopper, ma sono divertenti come personaggi di Neil Simon. Per Silvio Orlando, Lucia Calamaro resiste alle tentazioni ellittiche e costruisce una commedia che porta il segno nervoso, clinico e colto, della sua scrittura ma come ammorbidito dal bisogno di sintonizzarsi su un pubblico più vasto.

Si nota all’imbrunire è uno spettacolo pieno di grazia, struggimento e ironia intorno alla solitudine come ultima tentazione quando non si osa più sperare in un po’ di felicità. Chiamarsi fuori o finire fuori, il margine è sottile quando si contempla quasi stupefatti la propria irrilevanza. Non c’è trauma, succede e basta. E infatti non è arrivato nessuno, a trovare Silvio, che al cimitero ci va da solo e ha immaginato tutto.
La scena di Roberto Crea è un’elegante geometria di porte stilizzate, delicati colori cangianti e bianco, aria e luce, sedie a sdraio candide e mele rosse. Siamo ben oltre il naturalismo, qui a parlare sono gli inciampi, i dubbi, le afasie sentimentali, i goffi tentativi riparatori. Magnifico Silvio Orlando, un po’ Oblomov, un po’ Bartleby, tutto in sottrazione accidiosa, come accucciato in se stesso, buffo, malinconico, definitivo. Chapeau anche al resto del cast, che anima con maestria e sensibilità questo ritratto di famiglia all’imbrunire per figure di un paesaggio tutto interiore.