dal: 18-10-2018 al: 21-10-2018
Terminato
via Savona, 10, 20144, Milano
Tel: 02 8323126
Orari:

Lunedì-Sabato: ore 21.00
Domenica: ore 16:00

Prezzi: 10 < 21 €

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SCHEDA SPETTACOLO: Amletto

Stagione 2018 -2019
Di Emanuele Conte
Regia di Emanuele Conte
Cast Enrico Campanati
Una produzione Fondazione Luzzati-Teatro della Tosse
Recensione di: Gianni Poli Voto 0

Un incidente toccato all’attore Enrico Campanati, la perdita effettiva, fortunatamente temporanea, della memoria, offre lo spunto allo spettacolo Amletto, ideato e allestito da Emanuele Conte per il Teatro della Tosse. Un tentativo di verificare le influenze della vita sulla scena e viceversa, con un ennesimo espediente di teatro-nel-teatro. La prima idea, sviluppandosi lungo le prove, sembra risultare involuta. Ci accoglie in apertura un attore di nero vestito seduto accanto a un letto ordinato e vuoto. La sua confessione pubblica racconta di come abbia ricostruito la propria identità, radunando i brandelli dei ricordi residui legati al testo dell’Amleto originale. Esperienza che dovrebbe testimoniare sia il trauma professionale di Campanati, sia la difficile opera di ricomposizione di ruoli differenti e complessi in tale condizione menomata.
Il caso personale potrebbe farsi metafora di un itinerario esistenziale più vasto. Ma è quello che  manca, in questa performance durata cinquanta minuti: un flusso di memoria riassunta da un passato frammentato, tessuto con battute shakespeariane dettate a un registratore di beckettiana memoria e subito riascoltate in modo pretestuoso. Convince invece la calma, non dimessa lucidità della recitazione applicata ad alcuni momenti del grande dramma: l’evocazione stupita e dolente del fantasma del Padre, incitante a vendetta. I terrori di Claudio fratricida, pronto a pregare per l’impossibile redenzione. Addirittura Amletto – così simbolicamente allusivo al letto che però non viene usato – recupera nel delirio la voce di Ofelia, vittima innocente e pura.
Finché, dopo aver citato alcuni generi e mode teatrali, comunque finzioni, l’attore imbocca la rischiosa verifica della propria rinascita e della morte scampata con il monologo del dubbio per antonomasia. Allora è sincera l’adesione al personaggio, offerto con intelligente e profonda comunicazione allo spettatore affascinato. Per il resto, meglio vale il silenzio.