dal: 17-01-2017 al: 22-01-2017
Terminato
Via Privata Hermada, 8, 20162 Milano
Tel: 02 64749997
Orari:

Martedì – sabato ore 20.45
Domenica ore 16.00
Lunedì riposo

Prezzi: 5 < 18 €

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SCHEDA SPETTACOLO: GROPPI D’AMORE NELLA SCURAGLIA

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Stagione 2016-2017
Di Tiziano Scarpa
Regia di Emanuele Arrigazzi
Cast Emanuele Arrigazzi
Una produzione La Casa degli Alfieri
Recensione di: Renzo Francabandera Voto 3

Groppi d’amore nella scuraglia è un testo di Tiziano Scarpa che sta godendo di una certa fortuna teatrale, sia perché è un monologo, quindi adattabile a circuitazioni a budget ridotto, sia perché ha caratteristiche di ironia e linguaggio peculiari.
Un proletario di paese, semi analfabeta, in un’immaginaria Ciociaria di cui si cerca una lingua testoriana mista fra dialetto, suoni e poesia, si trova coinvolto in una serie di vicende sentimentali e sociali, fra cui l’accoglimento nel territorio comunale di una discarica. La civiltà contadina, che si vende per un ripetitore e accetta il “munnezzaro putro”, esce sconfitta e finisce per mangiare “surci pantegani”, distruggendo il suo benessere fatto di poche, ma calde cose: il profumo di un seno, la minestra ecc. È un’umanità brutta, sporca e cattiva, che Emanuele Arrigazzi, porta in scena in modo povero ma bello: un attore, un disegno luci e alcuni intermezzi musicali di Negruzzo più interessanti quando accennano la cifra cabaret e quindi quasi interpretano la rilettura e meno quando si fanno classic new age, tradendo quindi l’unitarietà di stile.
L’attore e regista, da sempre suggestionato dal mondo delle storie, interpreta il personaggio con una sincerità che lo deforma senza scivolare nella banale macchietta, il vero rischio del testo che, nelle sue parti più grasse, permette di indulgere in spiacevoli olfattività, bestialità antropomorfe, mentre si fa più lirico quando tracima nell’onirico, come nel finale quasi post-atomico dove umani derelitti sopravvivono cercando nutrimento fra i rifiuti. Uno spettacolo godibile che, senza la pretesa di farsi capolavoro, si pone sul piano dell’impegno attorale fatto di mimica, corpo, voce, unito alla rara circostanza di un occhio di auto-regia che, in questo caso, non sbaglia, come invece troppo spesso accade.